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Il sostegno alla presidente di Uniecig, Antonella Panuzzo, arriva dai presidenti dell’associazione consumatori Anpvu e dalla neo costituita Coiv. In un comunicato congiunto firmato da Carmine Canino e Massimiliano Federici, infatti, le due associazioni dichiarano di sostenere in toto le perplessità di Panuzzo “sul rischio di un’interpretazione restrittiva da parte di AAMS della legge che regola il vaping in Italia ed in particolare per quanto riguarda il divieto di vendita ai minori dei liquidi privi di nicotina”. Un provvedimento che andrebbe in contraddizione con la Circolare del Ministero della salute del 2 febbraio 2016, che limita il divieto ai soli liquidi contenenti nicotina.

La ratio del divieto sarebbe ancora una volta quella di preservare i minori dal cosiddetto effetto passerella dalla sigaretta elettronica a quella di tabacco. “Peccato però – obietta il comunicato – che questa tesi non risulti per niente veritiera, da dati statistici accreditati dall’ISS, l’età anagrafica del primo approccio al fumo delle sigarette tradizionali è di 14 anni”. Dunque la vera emergenza per i minori non è il vaping, ma rimane il tabagismo.

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L’auspicio di ANPVU è quello di vedere finalmente anche lo Stato Italiano approvare e condividere le politiche del Regno Unito

ANPVU ritiene che un’attenta politica di prevenzione della salute pubblica non possa prescindere dalla lotta alle grandi dipendenze come il tabagismo, responsabile in Italia di 80.000 morti anno (tumori e patologie fumo-correlate).

Il lavoro dei centri antifumo, seppur encomiabile, non riesce tuttavia a liberare dal fumo che uccide quei fumatori incalliti che vi si presentano armati di buona volontà, ma che proprio non riescono a distaccarsi dal catrame delle sigarette: circa il 68% degli 11,5 milioni di fumatori italiani non riesce a smettere di fumare.

Secondo noi una politica di prevenzione sanitaria intelligente e lungimirante che guardi alla salute dei propri cittadini, ma anche al risparmio della spesa sanitaria di uno Stato, non può e non deve essere esclusivamente appannaggio di provvedimenti di carattere fiscale.

Il Ministero della Salute inglese, aprendo convintamente le porte al vaping come sistema alternativo, sicuro ed efficace rispetto al fumo di sigaretta, rappresenta la vera innovazione culturale in fatto di politiche di prevenzione delle patologie fumo-correlate e lotta al tabagismo. Riportiamo di seguito alcune considerazioni e provvedimenti del Public Health England (PHE) riportate sul sito della LIAF (Lega Italiana Anti Fumo: https://www.liaf-onlus.org) che riteniamo meritino grande interesse e condivisione.  

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Secondo noi una politica di prevenzione sanitaria intelligente e lungimirante che guardi alla salute dei propri cittadini, ma anche al risparmio della spesa sanitaria di uno Stato, non può e non deve essere esclusivamente appannaggio di provvedimenti di carattere fiscale”. L’Associazione nazionale per i vapers uniti (Anpvu) torna sul tema della salute, chiedendo un’attenta politica di prevenzione della salute pubblica e in particolare del tabagismo, “responsabile in Italia di 80.000 morti all’anno”. Il governo italiano, finora, ha trattato il vaping soprattutto come un problema legato agli introiti nelle casse dell’erario, ma l’associazione dei consumatori auspica un approccio completamente diverso....

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Esiste una categoria, quella degli "svapatori", in continua espansione. Si tratta degli ex fumatori, che fanno uso della "sigaretta elettronica" (dispositivo ricaricabile con cui si vaporizzano gli aromi a base alimentare). Niente più fumo nero, dunque, ma vapore. A tutela delle esigenze di questo numeroso gruppo, che "grazie alla passione per lo "svapo", scaccia l'orrore del fumo da combustione", nasce l'ANPVU (Associazione Nazionale per i Vapers Uniti), a misura dei vapers consumatori.

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